| L’etichetta in questione è la Fall Records. Pensi “Fall” e già t’immagini qualcosa che cade giù dal cielo. Pioggia e foglie morte? Mah…può essere. Cerchi di ricordarti un altro significato che la parola può assumere ed ecco, d’improvviso, si accende la famosa lampadina sopra la testa: “Fall” significa “Autunno”. Passi dunque al sacro rituale riguardante l’apertura del libretto e, guarda un po’, spunta un disegno con la pioggia che bagna una ragazza mentre scappa “indifesa”, un tizio che le corre dietro, un ciccione coperto solo dal cappotto e un losco figuro con tanto di angelo al seguito, che lo ripara con uno scuro ombrellaccio. Tutt’intorno…svolazzano beffarde decine di foglie morte. Bene. Tutto torna. Si può cominciare ad ascoltare. I Page France sono un gruppo di ventenni residenti nel Maryland. Tutto ruota attorno alla “figura primaria” di Michael S. Nau, autore di tutti i brani in questione e vero trascinatore del progetto in questione. L’album, registrato nel “furnace union studio” e missato a Toronto è un ottimo concentrato di musica indie “da camera”. Una forte componente emo è presente un po’ in tutti i brani del disco e i rimandi autunnali di cui sopra non sono certo frutto di un’ improvvisazione a caso. Non si può però intrappolare in un solo termine quest’opera e soprattutto non si può intrappolare dentro il cliché del nerd tutto timido e sofferente Michael, autore di alcuni brani davvero lucenti. Se però bisogna, almeno per un secondo, fornire qualche coordinata più precisa, ecco qua: il brano d’apertura “Air Pollution” si avvicina al leggero, melodico, apparentemente spensierato e curato lavoro dei Belle And Sebastian; “Bridge” sembra una di quelle stupende ballate dei Nada Surf contenute in “Let Go” mentre il brano di apertura, “Spine” guarda da vicino agli R.E.M. di “Half The World Away” o, comunque quelli del periodo “Out Of Time”-“Automatic For The People”. E proprio agli R.E.M. di inizio anni novanta bisogna far riferimento per comprendere la poesia dei Page France. “So Sweetly Around Me”, la traccia che chiude tutto il discorso è una sorta di “Find The River” in cui sembra di ascoltare nuovamente, per qualche istante, le romantiche ed ermetiche supposizioni di un ispirato e diretto Michael Stipe. Altre volte si potrebbe associare il raffinato gusto della composizione melodica a gruppi ben più “organizzati” sotto il punto di vista della strumentazione e dei generi proposti come i Broken Social Scene. “Come, I’M A Lion” è un ottimo disco; prodotto in maniera egregia e scorre sotto la pelle che è un piacere. Tenendo tra le mani il foglietto introduttivo di presentazione del gruppo si nota quella bizzarra frase: “Page France è il gentiluomo che è sempre appollaiato e nascosto tra i rami di un albero; curiosamente osserva cosa succede al di sopra e al di sotto della sua testa”. Ecco, questo disco è un po’ come una persona che osserva il mondo da sopra un albero, rimandando all’ascoltatore le sue migliori istantanee. Momenti catturati per sempre in una frase: cartoline spesso malinconiche, piene di pioggia, foglie morte e…ottima musica. |