| Gelidi come una pistola puntata alla tempia ed emozionanti come una lettera d'amore dimenticata nell'armadio. La biforcazione di un suono direttamente estrapolato dalle proprie radici musicali e reinventato in un mix aggressivo posto al limite della rabbia e della comprensione. Ma forse la freddezza del suono hardcore che il quintetto propone ha nelle proprie vene è causato dal paese da cui provengono., St Catherine. Il Canada ha saputo dare degli ottimi natali a questo esperimento nato dalle mane di metodici ragazzi che iniziano a suonare per rompere la monotonia, con due particolarità rilevanti, una tecnica indiscussa e una vera infatuazione per uno stile che unisce melodie aggressive congiunte a tappeti di urla e breakdown vocali su una falsariga melodica, oscura ed emozionale. La formazione nasce nel vicino 2001 dal fallimento di un esperimento di clonazione del dottor Helcama, così almeno cita la loro biografia, ma leggendo fra le righe si scopre che tutti i componenti provengono da tre band del circuito dell’Ontario e che il nome Alexisonfire non è altro che la storpiatura dell’identità cinematografica della pornostar Alexis Fire. I cinque giovani, l’età media non supera i 22-23 anni, apprendono pienamente la lezione impartita da dischi storici del calibro di Led Zeppelin, Guns ‘n Roses e Yes, unendo tali nozioni a quelle imparate da Sunny Day Real Estate, Refused e da chi prima di loro ha portato, nel bene e nel male, alla ribalta l’elegante amalgam di scream a parti melodiche e riff taglienti di scuola heavy. Queste particolarità in fatto di gusti si notano subito quando all’ascolto delle loro canzoni si incappa in momenti strumentali, arredati da un retrogusto azzardatamente psichedelico, accidentalmente stoppati da raffiche melodiche o dalla combinazione di voci di Gorge, Wade e Chris, rispettivamente voce e chitarre. Sicuramente uno dei migliori aggettivi che la band possiede nel proprio mazzo è l’ambizione che il quintetto ha dimostrato di avere con la rapidità che li ha portati fuori dall’ombra canadese dopo pochi mesi di prove grazie all’emissione di un demo di tre canzoni venduto ai concerti che li ha visti suonare nelle familiari zone dell’Ontario fino ad alcuni dei più famosi locali di New York. Tutta l’energia delle loro canzoni viene trasmessa in maniera capillare durante i live dalla violenza delle chitarre e dello scream, dal taglio che le melodie squarciano all’interno delle canzoni e dal sottofondo ritmico sconvolto dall’intensità applicataci da Jesse e Steele, batterista e bassista del combo, senza che la band intera risparmi nemmeno un solo istante in cui il palco non venga immerso nella carica di stage diving, mimiche dei componenti e la pressione che la loro stessa musica crea in chi la suona e in chi la ascolta, mantenendo alto il livello tecnico e visivo di una formazione che sa contagiare con il proprio stile l’intera folla di fan che strada facendo si è creata anche al di fuori dagli Stati Uniti. Il demo capita nelle mani della label indipendente Distort Entertaiment, già al lavoro con The Bled e Underoath, la quale offre alla formazione di St.Catherine un contratto discografico, accettato dal quintetto, tramite il quale registra il primo omonimo cd, contenente quasi tutti pezzi inediti o presentati durante i concerti. Il disco esce nel 2003 e spiazza il mercato con una copertina tinta da trame gangsta, particolarità che potrebbe a grandi linee fare anche parte dei testi di Gorge Logan, se non come parte integra di tali come ispirazione. I soli primi secondi aprono gli occhi a chi li aveva già catalogati come la solita band tutta bicordi, frangia e atteggiamenti di cliché tanto in voga oggi. 44 caliber love letter parte con un crescendo mozzafiato e chiarisce le carte che i cinque hanno in mano sia nella chiave soffocante e pesante dell’anthemica Polaroid Of Polar Bears, sia nelle vibrazione dure ed hardcore di Counter Parts And Number Them, di Waterwings e della prova migliore dell’LP, Pulmonary Archery. Quest’ultima presenta la migliore introduzione di tutto il disco ed una melodia impetuosa ed instaccabile dalle orecchie di chi se ne innamora, contornata da un testo nei massimi soggettivi delle due voci del gruppo. Da Alexisonfire in poi in tutta l’America nasce una vera infatuazione verso qualcosa che aveva di gran lunga superato l’atto locale: classifiche, sponsor di griffe alternative, video awards e l’instancabile attività live con amici e band abbastanza differenti dal loro contesto, vedi le date a supporto di Misfits, From Autumn To Ashes, This Day Forward e Rise Against. Il video di Pulmonary Archery raggiunge vette alte e percorre un ruolo molto importante per la band, la quale vedrà il proprio nome afferrare il primo premio nel Match Music Awards, Best Idependent Video e il Powershift 30, in cui il quintetto avrà il privilegio di sorpassare nomi noti del pop. Pulmonary Archery segna anche l’arrivo della band in casa Equal Vision, assieme a Boysetsfire e Coheed And Cambria, e quindi un tetto da dare alle registrazioni che nei momenti di pausa dai loro tour gli Alexisonfire hanno dato vita nei loro studi di registrazione a St.Catherine. L’uscita ufficiale è segnata per il 5 luglio 2004 anche se le prime canzoni erano già ondine da giorni prima, lasciando però che il quintetto prenda il coltello dalla parte del manico e sfrutti internet come un buon veicolo di promozione come da copione dovrebbe essere. La migliore descrizione per le 11 canzoni all’interno di Watch Out! è l’impaurita espressione della ragazza in copertina. Ed alzando le braccia in segno di pace fra la divisione che i pareri hanno avuto riguardo il disco è prevedibile, anche senza il minimo ascolto, che il quintetto abbia cambiato le carte in tavola. Come in ogni buon gioco è scartando le proprie carte che si arriva a combinazioni vincenti e così è stata la filosofia della band canadese: le accelerate hardcore ed aggressive non mancano di certo, tanto meno le melodie catchy ed heavy che hanno caratterizzato l’omonimo debutto assieme alle lunghe e rischiose armonie plumbee, di cui si sente la mancanza in quest’ultimo lavoro, anche se le note darkeggianti non sono assenti all’appello e all’interno di un contesto maggiormente hardcore, in confronto ai precedenti, non stona affatto. Se poi aggiunto il tutto a riff ben strutturati si viene a creare la particolarità che la formazione di St.Catherine ha posseduto sin dagli esordi. Accidents e Control sono la conferma che i cambiamenti non hanno portato solo negatività nei 45 minuti interi del disco, dove la rabbia si mantiene nuovamente fra i primi posti e non si lascia far sorpassare dalla dai cori di stampo puramente hardcore che accentuano la vena melodica delle canzoni. Con Sidewalk When She Walks e No Transistory il quintetto arriva anche alle orecchie più complicate, forse grazie all’abilità del batterista nel giocare sul kit con uno stile influenzato dagli anni settanta o forse dall’ottima riuscita degli arrangiamenti di tutti gli strumenti, senza che nessuno solchi l’altro. L’impeto invece sembra trattenersi nell’interurbana Sharks And Ranger, fra i momenti più emotivi dell’intero disco, racchiuso nei suoi cinque minuti fra l’esplosione finale della voce di Gorge e del calando finale contornato dal rumore dello stesso telefono che a inizio canzone squillava ora va a concludere la telefonata dopo che si riveli al pubblico le disperazioni di un uomo clle prese con il proprio dolore e con le proprie domande. Il disco va poi a concludersi tramite la sublime sincope di Happyness By The Kilowatt, il punto di incontro tra passato e presente del quintetto, influenze ed attitudine, quiete e disperazione riflesse nelle stesse parole della canzone, So Where has all the day gone? And why are my lungs aching when I breathe? Is there something wrong with the heat? Why am I so cold? Ma alla fine il vero modo per assaporare un suono soggettivo e personale come quello proposto dalla band canadese è soltanto in dimensione live, in uno dei tanti tour che intraprende da headliner o come gruppo spalla per nomi famosi in America e in Europa dove ha accompagnato e si è fatto accompagnare da Rise Against e Johnny Truant. Provare l’ebbrezza di poter piangere e ribellarsi con le stesse note di chi le ha composte e di chi ha pianto e si è ribellato prima di chi le ascolta. L’impeto sonoro che cinque soggetti differenti spingono dentro ad una base corrosiva e a tratti forse violenta, senza ombra di dubbio ben riuscita e capace di richiamare attenzione e far parlare di se attraverso paragoni estremamente differenti l’uno dall’altro. |