| È improbabile rimanere impassibili davanti ad una band come i Jimmy Eat World, il loro segno nella storia del rock è stato lasciato. Pur usando, anche loro, il concetto dei tre accordi, Weezer Docet, e coltivando in parte in parte il movimento Do It Yourself, riescono a diventare una band di riferimento nella scena internazionale. 1994, Arizona, esattamente la città di Mesa: nel centro-sud dell’America dei primi anni ’90 quattro ragazzi iniziano a suonare con lo scopo di riuscire a suonare cover di band heavy metal, influenza che lasceranno in disparte dall’imminente uscita dell’EP One, Two, Three, Four in formato 7”, pubblicato dalla locale etichetta Wooden Blue Records in contemporanea di una compilation di brani di band locali. Entrambi i dischi, rispettivamente stampati nei mesi a cavallo tra il 1994 e il 1995, sono fuori produzione. Il loro suono tocca territori già fatti propri da Christie Front Drive, Boy’s Life e Boilermaker. Nel loro successivo 7” farà onore la presenza di Mark Trombino, produttore di fama mondiale e dietro le pelli dei Drive Like Jehu di San Diego, dietro al mixer, il quale darà una forma più concreta alle due tracce contenute, 77 Satellite e Opener, quest’ultima contenuta anche nel primo capitolo della serie di Compilation The Emo Diares. Questo Disco verrà pubblicato una seconda volta negli ultimi mesi del 1995 presentando una scaletta invariata ma una copertina differente. Durante le registrazioni del loro primo ed omonimo LP il bassista Mitch Porter lascia la band per poter terminare il percorso di studi tralasciato dai restanti membri, venendo rimpiazzato dall’altrettanto talentuoso Rick Burch, elemento che stabilisce la line up fissa. L’omonimo disco, uscito nuovamente per la label di Mesa, riporta le mature influenze del suone e l’attitudine di band come Sense Field e Weezer, senza tralasciare il principio di un suono che sarà il loro personale marchio di fabbrica. La copertina del CD riporta la nascita del nome, ovvero la scena del litigio fra i due fratelli minori del frontman e il successivo disegno che raffigurava uno dei due, Jimmy, impegnato nel mangiare il mondo. Canzoni come Patches, Wednesday, Crooked fanno il giro delle College Radio dell’Arizona fino ad arrivare alle orecchie della Capitol Records che, nell’estate del 1995, farà firmare ai quattro un contratto valido dal successivo CD, Static Prevails, datato 1996, ma preceduto dall’uscita di split con i già citati Christie Front Drive, Blueprint, Emery e l’improbabile disco condiviso con la ska band Lass Than Jake. Clarity fu una rivelazione per i vecchi fan ma fu il punto di ritrovo di milioni di ragazzini di un’America che tuttora non smette di rispecchiarsi nelle liriche di Jim Adkins. Nei suoi testi si odono echi lontani echi di Sunny Day Real Estate e Weezer combinati con la formula creata nel primo lavoro del combo di Mesa. Il gruppo rimane fermo per qualche mese per poi partire in un piccolo tour atto al presentare i pezzi dei due album ma anche al suonare dal vivo i brani che mano a mano avrebbero riempito i loro meritati spazi in split di lusso con band del calibro di Mineral e in numerose compilation, dalla sconosciuta MulletCore alla celebre The Emo Diares. Nel 1998 iniziano a girare bootleg contenenti le canzoni del loro futuro full lenght, Clarity. Venuti a conoscenza dell’accaduto i quattro compongono un EP con versioni demo dei futuri pezzi del loro terzo lavoro ed alcuni inediti reperibili solo lì. Il Jimmy Eat World uscirà quindi nel dicembre del 1998, solo qualche mese prima dell’uscita del lavoro ufficiale. Il disco subirà molto del produttore Trombino, il quale lascerà la sua impronta riempiendo i brani di arrangiamenti di archi, suoni campionati e vaghi rumori creati da strumenti a percussione. Vera prova del lavoro svolto dai quattro sono le canzoni A Sunday, la lunga Just Watch The Fireworks, la trascinante Believe In What You Want, dal testo stupendo e tiratissima Crush. Clarity ha la particolarità di non eccellere solo in qualche canzone ma di rendere piacevole ed emozionante tutto l’ascolto dell’album, quasi come un lungo respiro ed uno scatto inaspettato alla vetta. La band ora come mai è più dentro all’emo per quanto ai più non suonasse a genio paragonare quello che negli ultimi anni ’90 spopolava come tale. Grazie alla presenza di Lucky Denver Mint nella colonna sonora della commedia Never Been Kissed, con la Charlie’s Angel Drew Barrimore, i Jimmy fanno il giro delle radio nazionali, ma riuscendo a solcare territori internazionali trovano l’opportunità di partire per un tour europeo che tuttora viene replicato su qualche emittente televisiva. Purtroppo il rapporto con la label Capitol crolla. Per un piccolo periodo i quattro vagano tra registrazioni di EP, il Blister EP, su EMI e raccolte di inediti, Singles, su Bigwheel ma occorreva un contratto discografico nuovamente fisso, trovato alla DramWorks grazie all’appoggio del producer dei Jehu. Tramite Dreamworks pubblicano il disco che li avrebbe consacrati, Bleed American, o l’ennesimo prodotto Self Titled dato che la censura ha colpito il titolo dopo la caduta delle Twin Towers. Ma ciò che importa è il contenuto, canzoni come Bleed American stessa, Sweetness e la tanto blasonata The Middle sono verri inni del loro sound e di una generazione intera. Non sono poche le persone che considerano quest’ ultima come l’inno emo per eccellenza, le stese persone che durante l’ascolto di Clarity erano impallidite al quesito se fosse emo o no. Gli stessi che hanno seguito i Jimmy Eat World nel Pop Disaster Tour con Greend Day e Blink 182. Diverso sarà però il lavoro di pubblicità fatto dalla nuova label e in particolare risalta subito l’alto numero di sigoli usciti, tre, e delle numerose versioni prodotte. Il disco però non conteneva esclusivamente quelle tre tracce, ma presentava piccoli capolavori come la ballata acustica Hear You Me e l’ottima My Sun Down. Un disco spontaneo che contiene le emozioni di quattro ragazzi che hanno avverato un sogno ambito da tanti. Passano 3 anni, dopo due singoli di cover più o meno riuscite, esce come un fulmine a ciel sereno Futures, disco della maturità o solo pallida prova non all’altezza dei precedenti? Il suono è più maturo ma le linee melodiche e vocali non hanno perso di intensità. Gli esempi migliori sono il singolo Pain, Kill, Polaris e la particolare e inaspettata Drugs Or Me. Purtroppo la critica non osanna più questo lavoro come il precedente e tende a sottolineare la possibile divisione in due parti del CD. Ma non sempre la critica ha ragione, Futures rimane pur sempre un buon disco ed è la prova che Jimmy è ancora fra di noi per farci emozionare. Intanto The Middle rimarrà sempre negli stereo di milioni di fan. |